La madre superiora è una suora porca

Non albeggiava ancora quando suor Paola si tirò alle spalle il pesante portone del convento. Nell’aria il soffice odore emanato dal muschio bagnato di rugiada le metteva allegria: quella mattina sarebbe arrivata alla stazione la nuova madre superiora, suor Luisa, che lei conosceva da quando entrambe avevano 18 anni.
 L’incontro avvenne ad un campo estivo, durante il quale le due si scambiarono il primo bacio dietro una pila di balle di fieno; Ed in quel fienile, per la prima volta l’una assaporò gli umori dell’altra.
 Pensando a quell’incontro suor Paola affrontò la ripida discesa che porta al paesello, e alla visione dei tetti delle case, prima non visibili a causa della foschia mattutina, corrispondeva un palpitio sempre più forte.
 La regola monastica le imponeva il divieto del trucco, cosa particolarmente non gradita alla precedente madre, ma quella mattina aveva messo un po’ di fondotinta per sembrare più colorita del solito.
 Entrata in stazione non fece in tempo di chiedere dell’ora d’arrivo del treno che già l’altoparlante ne annunciava la fermata; Ansimante corse al binario poc’anzi comunicato, e da lontano scorse la sagoma indimenticabile di suor Luisa: anche se costei indossava il canonico abito lungo non potette non notare quel prosperoso seno che per notti e notti era stato l’oggetto delle sue masturbazioni.
 Appena suor Luisa le giunse davanti ebbe come un blocco, che fu, a dire il vero, protratto dalla freddezza che quest’ultima aveva messo nel saluto: uno stentoreo “buongiorno” appena accompagnato da un’impercettibile sfiorata di guance che solo molto estensivamente potrebbe definirsi “bacio”.
 Le due, silenti, si incamminarono sulla strada che portava al convento: suor Luisa indifferente e suor Paola come un condPaolato a morte che stancamente sale al patibolo.
 Giunte che furono, ci fu la presentazione alle altre consorelle e, dopo aver esplicato le consuete incombenze liturgiche, si ritrovarono tutte in refettorio a consumare il pranzo di benvenuto alla nuova madre superiora. Tutte, tranne una: suor Paola. Era rimasta talmente scossa dalla freddezza della sua amata che le si era chiuso lo stomaco. La sua assenza fu notata dalla superiora che, finito il pranzo e ritiratasi nella sua cella, ordinò a suor Giustina di comunicare all’assente ed ordinarle di recarsi a colloquio da lei.
 Dopo alcuni attimi di sosta davanti alla Porta suor Paola bussò ed ottenuto l’assenso entrò.
 Rimase allibita quando vide la madre superiora in sottoveste nera, calze nere velate e scarpe col tacco sdraiata sul letto con una sigaretta tra le labbra coperte da uno spesso strato di rossetto e matita.
 Suor Luisa affermò senza preamboli che oramai aveva odiato l’abito d’ordinanza e, quando poteva, le piaceva vestirsi da donna; Suor Paola accennò col capo un lieve gesto d’approvazione.
 ”Siediti qui, vicino a me” disse suor Luisa battendo con la mano destra sul materasso ed indicando lo spazio disponibile,
 ”mica ti mangio!”. Suor Paola obbedì e, a mani giunte fra le gambe si accomodo.
 La superiora cercò di metterla a suo agio parlando di quell’incontro amoroso degli anni addietro, cosa che sciolse suor Paola dal suo stato di paura, e giustificò il suo comportamento freddo necessario per non far insospettire le altre consorelle.
 Chinandosi verso terra suor Luisa disse
 ”ma che belle scarpe che hai, tira il piede sul letto che voglio vederle”; Suor Paola tentennò ma poi acconsentì.
 ”oh sporcacciona” -fece suor Luisa afferrando la caviglia dell’altra inguainata in una calza velatissima grigia
 ”lo sai che noi non possiamo indossare le calze eh?”. L’altra farfugliò qualche giustificazione ma fu subito interrotta dall’altra:
 ”Mi dispiace, ma meriti una punizione!”.
 Appena disse ciò si avvinghiò sul piede di suor Paola leccando ora la pelle delle scarpe ora il nylon delle calze; Salì con maestria su per la gamba fino a quando si imbatté nella balza della calza; A quel punto afferrò l’altro piede e ripetè quanto suddetto, ma arrivata alla balza con l’aiuto delle dita spostò l’orlo delle mutandine (anch’esse di nylon) e cominciò succhiarle il clitoride. Suor Paola le inondò la bocca di sperma e cominciò anch’essa a leccarle un piede che prontamente l’altra le aveva cacciato in bocca per evitare che le urla destassero attenzione. Ormai la fichetta di suor Paola era un fuoco e solo la lingua della madre superiora non bastava: cominciò ad aiutarsi con le dita. Prima uno poi due poi tre poi quattro e la penetrazione si spense in un’ulteriore orgasmo che suor Paola liberò voltandosi di colpo per leccare la topa di colei che tanto l’aveva fatta godere. Decisa a far godere la sua superiora, si mise davanti a lei e con il suo piede la trapanò con tale maestria da portarla all’orgasmo in pochi minuti, dopodiché sfilatolo dalla fica brodosa lo cacciò nella calda bocca di suor Paola per farselo leccare.
 Dopo questa grande goduta si addormentarono esauste, ma convinte che da allora le cose, per entrambe sarebbero andate molto meglio.